sabato 31 gennaio 2009

Digitale Terrestre, si va verso il flop?

L'atteso switch off della della TV analogica, per il passaggio al digitale terrestre, porta molti dubbi e interrogativi.

Aldo Grasso, sul Corriere della Sera, ha pubblicato un'interessante articolo sullo stato del Digitale Terrestre nel nostro Paese. "La TV diventa più bella, più interattiva, a misura di telespettatore". È anni che sentiamo ripetere questa filastrocca, in attesa dello switch off atteso nel 2012, con buona pace di chi pensa che la TV analogica non sia per niente finita.

Qualcosa, però, sta andando storto, perché altrimenti non si capiscono mosse come quella di Tivù Sat, nuova piattaforma satellitare che sposta l'offerta digitale sulle care parabole. E proprio per questo, Grasso, ha voluto fare il punto della situazione. Il titolo "Digitale Terrestre, prime sconfitte", lascia intuire che la situazione non è certamente delle più rosee.

"La messa in opera del Dtt (ndr: digitale terrestre) è in sofferenza, come testimonia la Sardegna, dopo lo switch off di ottobre, lo spegnimento della tradizionale tv analogica e il passaggio coatto alla nuova tecnologia. In molte zone ci sono seri problemi di ricezione: non si vede ancora il nuovo ma non si vede più neanche il vecchio. Della nuova situazione ha approfittato Sky, aumentando il normale trend dei propri abbonamenti sull'isola", scrive il noto critico televisivo.

Alcuni problemi erano e sono da mettere in preventivo, anche se la situazione sembra leggermente più complicata: "C'è molta confusione sui decoder (quelli comprati a minor prezzo non danno garanzie di affidabilità, alcuni non hanno nemmeno gli standard europei e quindi non riescono a captare le frequenze Vhf, su cui trasmette la Rai), la sintonizzazione dei canali non è impresa facile, molte antenne vanno sostituite o ripuntate e comunque liberate dei vecchi filtri".

"I veri problemi di fondo sono altri, due in particolare", afferma Grasso che parla in tecnologia pesante, che richiede molti trasmettitori e con maggior potenza. Inoltre, "la struttura orografica dell'Italia" è un altro problema, data l'abbondante presenza di zone di alta montagna, spesso non del tutto raggiungibili. E tornando al bisogno di un gran numero di trasmettitori, Grasso pone altri problemi: "ci vuole un enorme impiego di energia in un paese dove l'energia si compra a caro prezzo. Se si spegnessero tutti i trasmettitori si potrebbe tranquillamente alimentare una città, contribuendo a diminuire l'inquinamento elettromagnetico. Senza contare, al contrario, che il segnale via satellite ha bisogno di minore energia".

Infine il secondo e più inquietante problema: "il Dtt è una tecnologia limitata, perché riesce a fornire un numero alto ma pur sempre contenuto di frequenze. Un esempio: in questo momento va in onda il Grande Fratello, un programma la cui caratteristica principale è che le telecamere nella casa romana sono accese 24 ore su 24. Su Sky c'è un canale apposito (Sky Show, 116) per vivere in diretta questa discussa esperienza. Il Dtt ne propone addirittura due, di canali: Extra1- Premium ed Extra 2-Premium. Il Dtt è più ricco del satellite? No, per niente. Su Sky Show c'è un tasto verde con cui si possono scegliere, senza cambiare canale, ben quattro inquadrature differenti, con i rispettivi sonori. Il Dtt, per fornire due inquadrature differenti, deve impiegare non uno ma due canali".

Grasso parla inoltre di Alta Definizione. Date le limitazioni citate in precedenza, l'avvento di canali in HD sul digitale terrestre potrebbero limitare l'offerta esistente, perchè andrebbero a occupare troppa banda.

Insomma, rimandandovi all'articolo del Corriere della Sera per tutti i dettagli, sembra che l'Italia si stia per buttare nell'ennesima avventura tecnologica infruttuosa, in un nuovo buco nell'acqua. Incrociamo le dita perchè non sia così, ma vi invitiamo a dare il vostro personale parere in questo topic sul Forum, in cui potrete rispondere a un sondaggio in merito.

Fonte: http://www.tomshw.it

L'avevo detto io... Tecnologia nata morta, nata soltanto per ingrossare i portafogli dei broadcaster a discapito degli abbonati. Tra qualche anno verrà abbandonata anche questa piattaforma, e l'abbonato dovrà cambiare ancora piattaforma, ovviamente tutto a sue spese...

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