Il manager di Adobe ha giustificato questa apparente discriminazione con la necessità, per il proprio team di sviluppo, di migrare Photoshop per Mac dalle attuali interfacce di programmazione Carbon a quelle Cocoa. Necessità resa inevitabile, dice Nack, dalla decisione di Apple di abbandonare lo sviluppo di una versione a 64 bit di Carbon per focalizzarsi unicamente sulle API Cocoa, con cui è possibile creare applicazioni a 32 e a 64 bit.
"Alla Worldwide Developers Conference dello scorso giugno Adobe e altri sviluppatori hanno appreso che Apple ha deciso di cessare il progetto Carbon 64", si legge nel post di Nack. "Questo significa che le applicazioni Mac a 64 bit necessitano di essere riscritte per l'uso di Cocoa al posto di Carbon (che è esattamente ciò che è stato fatto con Lightroom). Ma questo sginifica anche che dovremo riscrivere ampie porzioni di Photoshop e dei suoi plug-in, un'operazione che interessa potenzialmente oltre un milione di linee di codice".
Questo porting non coinvolgerà dunque soltanto gli sviluppatori di Photoshop, ma anche quelli di plug-in: le versioni a 32 bit di questi ultimi, infatti, non potranno funzionare con Photoshop a 64 bit.
"Nessuno ha mai migrato un'applicazione della dimensione di Photoshop da Carbon a Cocoa", ha dichiarato Nach, che ha ricordato come persino Apple non abbia ancora rilasciato una versione Cocoa-based del suo famoso software per l'editing video Final Cut Pro.
Ma quali benefici concreti porta l'indirizzamento della memoria a 64 bit? Oltre a quello più noto, ossia la possibilità di utilizzare più di 4 GB di memoria RAM, i vantaggi non sono poi così vistosi. Nack ha spiegato che, con quantitativi di memoria standard (2-4 GB), l'incremento di velocità fornito dalla versione a 64 bit di Photoshop è tipicamente compresa fra l'8 e il 12 per cento.
Per notare davvero la differenza occorrono workstation ben equipaggiate e file grafici di grandi dimensioni: su un sistema quad-core con 32 GB di RAM, ad esempio, Photoshop x64 ha aperto un'immagine da 3,75 gigapixel 10 volte più velocemente della controparte a 32 bit. Il merito va attribuito alla capacità dell'applicazione di sfruttare tutta la memoria RAM a disposizione, minimizzando così l'uso della lenta memoria virtuale (che utilizza l'hard disk).
"Il computing a 64 bit è una parte importante della storia futura di Photoshop e Lightroom, ma non è una panacea, e non abbiamo intenzione di rivenderla come tale", commenta Nack. "Siamo contentissimi di offrire già ora una versione nativa a 64 bit di Lightroom sia per Mac che per Windows, e di fornire una versione a 64 bit di Photoshop per Windows come parte della prossima release. E per quanto riguarda Mac x64, continueremo a lavorare strettamente con Apple (come abbiamo fin qui fatto) per rendere questa transizione il più veloce ed efficiente possibile".
Sono trascorsi cinque anni dall'introduzione sul mercato delle prime CPU x86 a 64 bit, ma come si è più volte detto in queste pagine, il supporto del software a questa tecnologia è ancora lacunoso, soprattutto quando si parla di applicazioni e driver di periferica utilizzati in ambito consumer e dei piccoli uffici. Persino colossi come Microsoft si trovano ancora nel bel mezzo di questa migrazione: ad oggi BigM ha dato la precedenza ai suoi prodotti aziendali di punta, come Exchange Server, Windows Compute Cluster Server e Hyper-V.
Lo scorso anno un dirigente di Microsoft ha pronosticato che Windows Server 2008 sarà il primo sistema operativo del big di Redmond le cui versioni a 64 bit supereranno, per diffusione, quelle a 32 bit. Una previsione però considerata da più parti troppo ottimistica, persino per un sistema operativo x86 espressamente dedicato alle aziende.
Fonte: http://punto-informatico.it
Microsporc colpisce ancora...